Il target 2020 è stato raggiunto in anticipo anche per la crisi, ma, con il rallentamento della crescita delle rinnovabili, peggiorano le prospettive di decarbonizzazione post-2020. Non è affatto il caso di adagiarsi sugli allori. L’ultima edizione dell’Analisi Trimestrale del Sistema Energetico dell’ENEA.

Nel 2016 l’Italia, come noto,  ha raggiunto con quattro anni di anticipo l’obiettivo UE 2020 sulle rinnovabili, l’elettricità è prodotta con meno emissioni, grazie al forte calo del carbone, sceso sel 21%, ma non è affatto il caso di adagiarsi sugli allori.

C’è infatti un rallentamento della crescita delle rinnovabili, peggiorano le prospettive di decarbonizzazione post-2020 e i prezzi dell’energia restano alti, con evidenti ripercussioni sulla competitività delle nostre imprese.

Questo, in sintesi, quanto emerge dall’ultima edizione dell’Analisi Trimestrale del Sistema Energetico dell’ENEA (in allegato in basso).

Nonostante il calo del 5% registrato nel 2016 – osserva l’Ente –  il costo del kilowattora per le industrie italiane resta fra i più alti d’Europa.

Lo stesso accade per i prezzi del gas che sono diminuiti, ma meno che negli altri principali Paesi europei, penalizzando soprattutto le piccole utenze che pagano il 15% in più rispetto alla media-UE e che, nel 2016, hanno visto allargarsi ulteriormente la forbice con le grandi utenze a livello nazionale, arrivando a pagare un prezzo quasi doppio.

Non poche criticità riguardano poi le prospettive di decarbonizzazione nel medio-lungo termine: nel 2016 le emissioni di CO2 sono tornate a diminuire (-0,8%) e gli obiettivi al 2020 sembrano a portata di mano; tuttavia, un’analisi più approfondita rivela che i target al 2030 potrebbero porre difficoltà soprattutto nel settore dei trasporti e del riscaldamento degli edifici.

“L’elemento di novità che emerge dalla nostra analisi – spiega il ricercatore ENEA Francesco Gracceva – è proprio questo: il ‘rischio 2030’ tenuto conto che, a differenza di altri Paesi, in Italia la forte diminuzione dei consumi di energia e delle emissioni di CO2 degli ultimi anni è stata legata non tanto a cambiamenti strutturali ma alla diminuzione dell’attività economica. Un altro segnale cui prestare forte attenzione è la riduzione dei tassi di sviluppo delle rinnovabili riscontrata negli ultimi anni”.

Ma non solo: “lo stop dei reattori nucleari francesi a fine 2016/inizi 2017 ha spinto la domanda di punta del gas quasi ai massimi storici di 5 anni fa e rivelato che l’overcapacity del sistema elettrico italiano è meno ampia di quanto non si credesse”, spiegano dall’ENEA.

Dall’insieme di questi elementi deriva una riduzione dell’indice ENEA-ISPRED(Indice Sicurezza, PRezzi dell’Energia e Decarbonizzazione) da 0,53 a 0,51 su base annua, a sottolineare il “leggero peggioramento” nel grado di soddisfacimento del ‘trilemma energetico’, ovvero coniugare prezzi bassi, alta sicurezza, forte decarbonizzazione.

Il 2016, infine, è stato l’anno della ripresa dei prezzi del petrolio, ma diversi segnali fanno pensare che difficilmente possano tornare su livelli molto più elevati degli attuali, ammesso che non tornino a scendere. In Italia l’import mantiene un elevato grado di diversificazione, con un forte aumento dal Medio Oriente e la drastica riduzione dall’Africa; in forte calo la produzione nazionale (-41%) per il blocco degli impianti in Val d’Agri (peraltro ora superato).

Per quanto riguarda il gas, invece, a livello nazionale sono in ripresa le importazioni dall’Algeria e in leggero calo quelle dalla Russia, mentre nel resto d’Europa nel 2016 le esportazioni russe hanno raggiunto il massimo storico grazie a prezzi ai minimi degli ultimi 12 anni.

“Dall’Analisi trimestrale ENEA – conclude Gracceva – emerge un’altra questione di rilievo: l’andamento delle tre componenti dell’ISPRED mostra che, negli ultimi anni, i miglioramenti su un aspetto del trilemma sono stati spesso compensati da peggioramenti su un altro. Nei prossimi anni, quindi, una delle principali sfide per i policy maker sarà quella di riuscire a coniugare obiettivi che potrebbero anche risultare in contrasto tra loro”.

Fonte: qualenergia.it